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DISTANTI MA UNITI: PRONTI A RIPARTIRE

Nella paralisi generale che sta attraversando il nostro paese, pur rispettando ogni avvertenza e precauzione indicata dai vari provvedimenti emessi dal Governo in merito all’emergenza Coronavirus, come ELE light non possiamo che sottolineare la crisi profonda in cui rischia di piombare un settore strategico come quello della event&wedding industry.

Nell’ultima conference call di Federcongressi ed Eventi, è stato indicato il mese di dicembre come quello più probabile per la ripresa degli eventi con tutte le limitazioni del caso come il rispetto delle distanze, del ricambio d’aria e la sanificazione ripetuta degli ambienti.

Il nostro settore rappresenta, come fatturato, il PIL di un’intera regione e bloccare la nostra produttività rischierebbe di mettere ulteriormente in ginocchio un paese già profondamente provato dalla crisi.
ELE light insieme alle altre aziende del settore, resta quindi in attesa di indicazioni dal Governo su come guidare la ripresa.

Nel frattempo è nato un progetto che rappresenta l’industria degli eventi presso il governo e le istituzioni, avanzando richieste di interventi economici a tutela del settore e nell’ottica di una ripresa del Paese.

L’iniziativa si chiama #Italialive, racchiude le 10 principali associazioni della event industry ed è online sul sito eventsliveindustry.it.

L’iniziativa vedrà il suo suggello il 27 aprile, con una lettera aperta che verrà inviata al Presidente del Consiglio.

L’intento è quello di far comprendere l’importanza di un settore che non può essere trattato come singola entità, ma come parte di un ingranaggio fondamentale dell’economia italiana e che se non sarà tutelato al pari di altri le ripercussioni saranno gravi per l’intera economia del paese.

Lavorare nel business event significa creare una costante collaborazione tra aziende, si crea lavoro e si garantiscono contratti ed occupazioni.
Ogni anno nel nostro Paese vengono organizzati quasi un 1 milione di piccoli e grandi eventi, uno spostamento importante di persone, che va ad occupare il 40% delle stanze degli alberghi.

Questo flusso significa lavoro costante per più di 550 mila professionisti; direttori di agenzie, tecnici audio\video\luci, allestitori, catering, artisti e maestranze in generale.

Secondo una ricerca di Oxford Economics infatti l’Italia rappresenta la sesta nazione al mondo per impatto economico generato dal settore dei business event, per un indotto che genera 65,5 miliardi di euro con un impatto diretto sul PIL di 36,2 miliardi di euro/anno.

Questo per quanto riguarda il mondo degli eventi in generale e l’iniziativa intrapresa con #Italialive, analizzando invece la problematica settorialmente e parlando “solamente” di matrimoni ci si rende conto di quanto indotto sia andato perduto e andrà ancora perduto.

Per comprendere meglio la portata del questo specifico settore sono fondamentali i numeri: con una spesa media di 55.000 € per matrimonio, prestano il loro servizio più di 50.000 piccole e medie aziende tra le quali:

-più di 8000 studi fotografici specializzati
-più di 2500 floral designer
-più di 8500 locations in tutta Italia (hotel, ville, ristoranti)
-più di 6500 gruppi musicali
-più di 2000 società di catering
-più di 3500 agenzie di wedding planner

Lo stop forzato ha portato lo slittamento dei matrimoni previsti nei mesi primaverili ed estivi a fine anno, se non direttamente al 2021 o al 2022, con un blocco degli incassi anche del 100% per alcune categorie.
Stando ad una elaborazione su dati Istat resa nota a “Mi manda Rai3” sono 17 mila i matrimoni già “saltati” perché previsti tra marzo e aprile; e oltre 50 mila è il numero di quelli che dovrebbero essere celebrati tra maggio e giugno.

La perdita stimata per il business degli eventi è di circa 26 miliardi di euro. Basta considerare che, nel 2019, sono stati celebrati 219.405 matrimoni, di cui 83.229 al Sud, 82.846 al Nord e 53.330 al Centro.

Numeri che non possono più essere ignorati dal governo, numeri che devono essere riattivati il prima possibile.
Senza contare i numeri che girano intorno al Destination Wedding, ovvero i matrimoni delle coppie straniere che decidono di sposarsi in Italia.

Solo nel 2019 ci sono state più di 9.000 nozze di coppie straniere in Italia, un numero che secondo i dati riportati dal Centro Studi Turistici di Firenze, un fatturato di oltre 500 milioni di euro.

Numeri in netta crescita rispetto all’anno precedente, che ora invece, cosi come il fatturato, si sono completamente azzerati.

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